Extravergine ‚Normanno‘ 750 ml

 16,00

CLASSIFICAZIONE: Olio extravergine di oliva dell’Irpinia

CULTIVAR: Ravece ed ecotipi locali

OLIVETO: Ariano Irpino, Montecalvo Irpino e tutta la Valle dell’Ufita

CCONDUZIONE: Uliveti in affitto.

TERRENO: Le tenute per la produzione dell’Olio Normanno sono situate su un terreno franco-argilloso, tufaceo e ricco di elementi minerali, con un’esposizione a Sud-Ovest e su altitudini medie di 600 m s.l.m. .

RACCOLTA: Sistema di raccolta manuale, appena inizia l’invaiatura per la conservazione di tutti i profumi, nonostante si ha una resa più bassa, ma una qualità più alta.

FRANGITURA E DECANTAZIONE: Frangitura meccanica e premitura a freddo. Decantazione naturale senza filtrazione.

CARATTERI SENSORIALI: Il colore è verde brillante. Il profumo è assimilabile all’aroma di erba, mediamente fruttato con sentori di foglia di pomodoro, carciofo e salvia. Il sapore è fruttato, di consistenza vellutata e buona saporosità con note di piccante e amaro.

ABBINAMENTI: Ideali per antipasti, quali bruschette al pomodoro e insalate di mare; per condire primi piatti quali zuppe e minestroni, o secondi piatti come grigliate di carne e pesce.

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L’ulivo è il primo fra tutti gli alberi. Olea prima omnium arborum est .Lucius Iunius Moderatus Columella, I sec.d.C.

Da circa seimila anni la storia del Mediterraneo registra, tra le essenze arboree di maggior pregio, la presenza dell’ulivo. Probabilmente la pianta ebbe il suo habitat originario in Siria e si suppone che i primi che pensarono di trasformare un’essenza selvatica in una specie domestica furono i popoli di razza semitica; dalla Siria passò alla Grecia da dove si diffuse al resto dei popoli antichi del Mediterraneo. Punto di forza dell’olivicoltura campana, al pari della viticoltura, è rappresentato da un patrimonio varietale estremamente ricco e diversificato. Questa enorme ricchezza in termini di biodiversità scaturisce dalla combinazione di una serie di circostanze storiche e ambientali senza eguali che, favorendo nel corso di lunghi secoli di olivicoltura l’acclimatazione e l’insediamento delle diverse varietà, hanno fatto della regione un territorio unico sul piano della vocazione alla coltura dell’ulivo. Nella Campania Felix l’ulivo ha trovato il suo carattere ideale: la natura spesso vulcanica dei terreni ed il clima tipicamente mediterraneo hanno favorito il diffondersi di questa coltura che, oltre agli aspetti economici, riveste particolare importanza anche per la salvaguardia del territorio e la tutela del paesaggio. Si ha testimonianza della presenza della coltura dell’ulivo in Irpinia fin dal tempo dei Romani, ma la massima diffusione si ebbe in epoca angioina nel XIII e XIV secolo, e si consolidò nell’epoca aragonese, giungendo al massimo sviluppo nel XIX secolo. L’Irpinia può vantare distese di alberi secolari in tutta la provincia, ma soprattutto sulle colline dell’Ufita, cuore dell’olivicoltura irpina. Le prime citazioni dirette risalgono al 1517, dove tra i beni del capitolato della cattedra di Ariano Irpino figura l’incentivazione della coltura dell’ulivo. Numerose sono anche le testimonianze storiche relative alla grande influenza che questa coltivazione ebbe sull’economia delle popolazioni rurali della zona, che si specializzarono non solo nella produzione di olio, ma anche quella di anfore atte a contenere il già ricercato prodotto. Come per la vite, anche per l’olivo risulta determinante, ai fini dell’alta qualità delle produzioni, l’ambiente pedoclimatico caratteristico dell’Irpinia: la natura dei terreni, ricchi di sedimenti vulcanici ed il clima, influenzato dalla presenza della dorsale appenninica che attraversa l’intero territorio. L’olio di oliva extra vergine per le caratteristiche organolettiche e per l’indiscusso valore nutrizionale, e in base alle più recenti ricerche, per gli aspetti nutraceutici, è il cardine della Dieta Mediterranea.

Una peculiarità dell’olivicoltura irpina è rappresentata dalla presenza di una varietà autoctona di grande pregio, la Ravece, nota anche come Curatone e Olivona. Si tratta di una varietà rustica, molto apprezzata per la sua costante produttività e per l’elevata qualità dell’olio che se ne ricava, sebbene la resa sia piuttosto bassa e non superi il 16%. La Ravece si riconosce per il colore verde, se giovane, oppure giallo paglierino; il profumo è fruttato con note erbacee ma, soprattutto spiccano i sentori di pomodoro verde, a volte anche carciofo, tipicamente conferiti dalla varietà, percepibili distintamente anche all’assaggio. Il sapore è armonico, con intense ma gradevoli punte di amaro e piccante.

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